Come viene fuori l'olio?

Carissimo Direttore, buonasera.

Stasera avevo voglia di scrivere un pò.

Due giorni fà, mi contatta un mio collega frantoiano, e mi chiede: "Adè, perchè non si fà un gruppo dedicato a noi frantoiani?" Ed io: "non un gruppo, ma una pagina su facebook, e codesta pagina la si chiamerà “Noi che siamo frantoiani".

Questo nome è nato in seguito alle emozioni che si sono provate in passato e che si provano oggi. Emozioni diverse in tempi diversi.

La figura del frantoiano sta divenendo una figura quasi invisibile. C’è, ma non se ne fa niente. In contabilità la collocherei come costi indeducibili.

Ricordo quando per le vacanze di Natale non si andava a scuola e mia mamma mi portava al frantoio. Quando entravo sentivo quel rumore. Vedevo le olive pronte per esser macinate. Quel profumo, e la gente felice di ritrovarsi lì.

C'era un camino. Gli agricoltori felici di raccontarsi le loro giornate, si riscaldavano; e, perchè no? Una bruschetta con l'olio appena franto e uscito dal separatore.

Sentire quel calore. Per primi. Il calore (e il colore) del proprio olio.

Ecco l'aria che si respirava, allora. Il frantoiano aveva quasi la figura di unire a sé le persone. Era per certi versi un “ritrovo familiare”.

Se vogliamo, era un momento forte, emotivamente importante.

Era sempre Natale in quei mesi. L’olio nuovo che nasce. Ora, sì. Si sente l'odore, certo, il profumo, c’è la gioia di molire le olive che entrano in frantoio,ma l'atmosfera è diversa. Sono diversi i tempi.

Oltre che costo indeducibile, questa esperienza racchiude come una “scatola nera”. Si parla di olio, di olive, e poi? E il lavoro del frantoiano?

Il lavoro del frantoiano non c’è. C’è solo, all’orizzonte, la contabilità; ma non è
cosi, non può essere così: il frantoiano è e deve rimanere la figura di sempre, una figura di
cui non si può fare a meno. Una figura, in chiave moderna, per sistemi diversi, per tempi diversi, per emozioni diverse. L'animo del frantoiano rimane però quello. Peccato che visto dall'esterno non conti più nulla.

E allora come viene fuori l'olio? Solo attraverso le macchine?

Io direi di no. Dietro la figura del frantoiano c'è quell'animo, quella storia, quel vissuto, quell’immaginario, quella gioia e apprensione, quella esperienza che si rinnova di volta in volta, quella dimensione che dai tempi dei tempi si affida alla nascita, alla nascita dell’olio.

Così, è ciò che ho sentito di scrivere.

Grazie come sempre,

Un carinissimo saluto

Adele Scirrotta

Acos olearia

 

Le emozioni che ho letto fanno parte anche della mia esperienza personale. Capisco ciò che si prova, soprattutto oggi, in un tempo storico che ha quasi completamente cancellato il valore dell’esperienza umana e della convivialità. Il frantoio era agorà, piazza pubblica, luogo di ritrovo e di confronto. Oggi è diverso, è vero; magari si ottengono oli migliori, ed è proprio così, gli oli sono di qualità più elevata, ma si è persa quella magia, quel mondo di attese e tutto riduce a un’operazione tecnica e burocratica. Non c’è più l’agorà, non c’è più poesia.

Anche in passato, in verità, i frantoiani compilavano carte – i terribili modelli F, una pagina nera per l’Italia olearia – e ciò li distoglieva moltissimo dall’esercizio del loro lavoro. Lo Stato li ha caricati di una responsabilità enorme, quasi fossero notai più che frantoiani impegnati nell’estrarre l’olio dalle olive. Oggi, paradossalmente, sono stati alcuni soggetti all’interno di un’organizzazione di settore a coltivare la vocazione a gestire una maggiore burocrazia. Vedremo cosa accadrà di qui in avanti, quanti resisteranno. L’obiettivo, per alcuni, è di far chiudere molti frantoi, utilizzando proprio l’arma della eccessiva burocrazia.

L’apertura della pagina facebook “Noi che siamo frantoiani" mi sembra un’ottima idea, in linea con i tempi.

L. C.

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